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Lo Sportello Unico Doganale e i vantaggi logistici per le imprese

Importanti e sostanziali novità per la logistica italiana e l’utilizzo dei fondi del PNRR per lo sportello unico doganale. Il regolamento per lo Sportello Unico Doganale e dei Controlli (Sudoco), lo strumento previsto nel PNRR per le riforme legate alla competitività della rete logistica, che ha l’obiettivo di semplificare, velocizzare e rendere trasparenti le procedure per i controlli delle merci in entrata e in uscita dall’Italia, diventerà operativo.

Le disposizioni contenute nel regolamento estendono la competenza dello Sportello Unico Dogale a tutti i controlli connessi all’entrata e all’uscita delle merci, favorendo in questo modo l’adeguamento del sistema nazionale alle raccomandazioni emanate a livello internazionale che prevedono la trasmissione delle informazioni da parte degli operatori una sola volta attraverso un’interfaccia unica e la necessità di eseguire i controlli nel momento stesso delle operazioni e nello stesso luogo. Importanti servizi per le imprese che in tale modo riescono ad ottimizzare risorse e tempi ottenendo un’interfaccia unica per l’attivazione dei procedimenti e dei controlli necessari all’entrata e all’uscita delle merci nel e dal territorio nazionale, la tracciabilità dello stato di avanzamento dei controlli e la verifica dell’avvenuta conclusione dei procedimenti.

Tali novità aiutano a comprendere l’importanza di un’efficace consulenza che consente alle imprese, attraverso una certosina compilazione dei dati richiesti dal portale, una visione completa delle inadempienze doganali, il rilascio di certificazioni, autorizzazioni e licenze. Gli operatori possono consultare in tempo reale sul portale lo stato di avanzamento delle procedure fino alla loro conclusione e non dovranno presentare alcuna documentazione all’Ufficio doganale, mentre i controlli verranno espletati contestualmente alla presentazione della merce e nello stesso luogo.  “Lo Sportello Unico Doganale e dei Controlli favorirà l’intera filiera del trasporto delle merci, dai produttori agli autotrasportatori, assicurando il dialogo telematico e il coordinamento tra le amministrazioni e gli organi dello Stato e gli operatori economici interessati“, ha spiegato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini. Concrete misure per la crescita delle relazioni commerciali attraverso una sana gestione e diffusione della digitalizzazione delle pratiche commerciali.

Le Foreign-trade Zones: Lo strumento degli USA per la promozione del Commercio estero

Le Foreign-trade Zones: Lo Strumento Degli USA Per La Promozione Del Commercio Estero

 In base al World Investment Report 2019 della United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), esistono nel mondo circa 5.400 Zone Economiche Speciali variamente denominate. La maggior parte di esse è localizzata in Paesi in via di sviluppo ed in transizione,  in particolare in Asia e nell’estremo Oriente.

Per quanto riguarda le ZES esistenti nelle economie dei Paesi sviluppati, la loro connotazione prevalente consiste nella presenza di agevolazioni di carattere doganale di natura sospensiva, ossia per esempio, nel caso di merci importate nelle predette zone, fino alla loro immissione in libera pratica, non si applicano i dazi, l’Iva per destinazione e gli altri tributi doganali fino ad allora sospesi. Il numero maggiore di tale tipologia di zone si trova  negli Stati Uniti dove esse assumono la denominazione di Foreign-Trade Zones (FTZ).
La presenza di ulteriori agevolazioni di carattere fiscale attribuisce loro una valenza che in termini di economia globale altrimenti non avrebbero.
Tale circostanza è riscontrabile in pochissimi Paesi dell’Unione Europea, fra i quali la Polonia, la Bulgaria, la Lituania e la Lettonia.
Le FTZ sono zone franche doganali, sotto la vigilanza doganale degli Stati Uniti, considerate (al pari di quanto avviene in situazioni analoghe nell’Unione Europea), attraverso una fictio iuris come situate al di fuori del territorio doganale statunitense ai fini dell’obbligazione daziaria.
La finalità per la quale queste zone sono state istituite è incoraggiare il ricorso alle imprese nazionali rispetto a quelle straniere per le fasi di produzione e distribuzione dei prodotti. I benefici previsti nelle FTZ consistono in sgravi dalle tariffe e dagli altri oneri amministrativi doganali che, altrimenti penalizzerebbero la competitività delle imprese statunitensi rispetto alle imprese estere. E’ possibile che ogni Free Trade Zone istituisca a loro volta Sottozone: attualmente ne sono censite circa 500.
Come previsto dalla normativa attualmente vigente per le ZES in Italia, le FTZ sono situate nei porti doganali in entrata o nei territori limitrofi, e costituiscono il modello americano di quelle che comunemente sono denominate Free Trade Zones.
La fonte normativa è il Foreign – Trade Zones Act del 18 giugno 1934, come modificata dal Designation of Enterprise Zones, L. 102–550, 1992 e dal Regulations of the Foreign-Trade Zones Board, 15 CFR Part 400, 2012.
Attualmente delle 262 Foreign-Trade Zones autorizzate, sono operative 195, come risulta dai dati ufficiali dell’ 80th Annual Report of the Foreign-Trade Zones Board – 2018, presentato al Congresso degli Stati Uniti nel novembre 2019.
La presenza delle FTZ ha garantito il lavoro per oltre 440.000 persone, impiegate in circa  3.300 imprese che hanno fatto ricorso alle FTZ per le loro attività aziendali, per un totale di operazioni commerciali del valore di 793 miliardi di dollari, con una tendenza in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, l’attività della FTZ registra un aumento significativo in termini di scambi commerciali sia domestici sia esteri, con un differenziale positivo di 124 miliardi di dollari dal 2017.
Di questi, circa il 63% ha riguardato attività di produzione, per un fatturato di circa 504 miliardi di dollari, mentre il restante 37% ha riguardato operazioni di magazzino e di distribuzione.
Bisogna rimarcare che le FTZ non sono progettate esclusivamente per le merci straniere. In realtà, le merci nazionali hanno un’incidenza positiva importante nell’attività propria delle FTZ.
I settori produttivi  maggiormente rappresentati riguardano il comparto automotive, quello petrolifero, elettronico, farmaceutico dei macchinari e delle attrezzature.
Le principali agenzie federali che sovrintendono allo sviluppo del programma delle Foreign-Trade Zones sono il Foreign-Trade Zones Board del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, nonché le Dogane e la Polizia di Frontiera degli Stati Uniti (CBP).

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